giovedì 3 dicembre 2015

Chéri

Chéri, un amore impossibile



Titolo: Chéri

Autore: Colette

Anno: 1920

Pagine: 196

Trama: Con la protervia della bellezza giovane, Chéri, ragazzo «coi capelli dai riflessi blu come le penne dei merli», irrompe nella vita di Léa, donna leggera e sapiente – ma nel triangolo amoroso apparirà il rivale più temibile: il Tempo, corruttore di corpi. L’autunnale opulenza di lei e l’acerbo smalto di lui vengono spiati, attimo dopo attimo, da un occhio a cui nulla sfugge, talché la vicenda, scandita dalle scene di una magistrale commedia demi-mondaine, diventa la cronaca della catastrofe di Léa, dove il sentimento è delicatamente avvolto nella fisiologia e brama di sprofondare «in quell’abisso da cui l’amore risale pallido, taciturno e pieno del rimpianto della morte». Quanto a Chéri, giunto all’acme della sua esistenza di ‘bello’ dinanzi a cui le donne si inchinano, percepisce una vaga inquietudine: «Non distingueva i punti precisi in cui il tempo, con tocchi impercettibili, segna su un bel viso l’ora della perfezione e poi quella di una bellezza più evidente, che annuncia già la maestà di un declino». E quel declino maestoso vivremo nella Fine di Chéri, dove la punta avvelenata della storia del giovane emerge con fredda chiarezza dalla prosa avvolgente, atmosferica, precisa di Colette.
 
Recensione: Chéri, giovanotto odioso e sicuro della propria bellezza, vezzeggiato da tutte le donne, e Léa, amica della madre di Chéri, cocotte che ormai si avvia lungo il viale del tramonto, legati tra di loro da un amore morboso e drammatico, un’unione destinata a concludersi. Nella prima versione Colette aveva deciso di descrivere uno Chéri brutto e claudicante e una Léa per nulla affascinante, in seguito cambiò idea e creò queste due bellissime figure. Capriccioso e sadico lui, alla ricerca di una madre più che di una compagna, conscia del proprio declino lei. Una relazione che dura da sette anni ormai, fino a quando Chéri annuncerà, in modo brutale, all’amante che sta per sposare una propria coetanea e Léa deciderà di partire, di andarsene per dimenticarlo. Ma nessuno dei due riuscirà a seppellire per davvero il ricordo dell’altro. Succede ben poco in questo breve romanzo, è soprattutto la storia di due amanti che non riescono ad allontanarsi nonostante il tempo e la spietata società siano contro di loro. La storia di questo amore è in realtà ispirato a quello che l’autrice (rappresentata nella fotografia qua affianco) provò per il proprio figliastro. Critica di un mondo in cui in realtà l’amore non conta assolutamente nulla. Il finale è crudele ma inevitabile.

Citazioni:

Per la prima volta nella sua vita, aspettava invano quanto non le era mai mancato: la fiducia, l'abbandono, le confessioni, la sincerità, l'espansione indiscreta di un giovane amante, quelle ore di notti intere durante le quali la gratitudine quasi filiale di un adolescente, si esprime senza pudori, in lacrime, in confidenze, rancori, nel caldo seno di una matura e sicura amica.
<Li ho posseduti tutti>, pensava Léa, ostinata, <ho sempre saputo quanto valevano, che cosa pensavano e volevano. E questo marmocchio...questo marmocchio...sarebbe il colmo!>.
Finalmente robusto, fiero dei suoi diciannove anni, allegro a tavole, impaziente a letto, Chéri non abbandonava di se stesso se non se stesso, e restava misterioso come una cortigiana. Tenero? Sincero, se la tenerezza può trapelare dal gemito involontario, da un gesto delle braccia. Ma la "cattiveria" ritornava con la parola e con l'attenzione a sfuggire. Quante volte, all'alba, stringendo tra le braccia l'amante soddisfatto, tranquillo, l'occhio socchiuso con uno sguardo, una bocca dove la vita riaffiorava come se, ogni mattina, ogni amplesso lo ricreasse più bello del giorno prima, quante volte, posseduta lei stessa, in quell'ora, dal desiderio di conquista e dalla voluttà della confessione, aveva appoggiato la fronte contro quella di Chéri:
<Dimmi...parla...dimmi...>.
Ma la bella bocca arcuata non esalava alcuna confessione, nè altre parole se non sussurri imbronciati o esaltati, con quel nome di <Nounoune> datole quando era un bambino e che ancor ora gridava dall'abisso del piacere, come un grido di soccorso.

Nello specchio ovale una vecchia ansante ripeté il suo gesto,e Léa si chiese che cosa potesse avere in comune con quella vecchia pazza.
Chéri riprese a camminare verso la strada,aprì il cancello e uscì.
Sul marciapiede abbottonò il cappotto per nascondere la camicia sgualcita. Léa lasciò ricadere la tenda.Ma ebbe ancora il tempo di scorgere Chéri che alzava il capo verso il cielo primaverile,verso i castagni carichi di fiori,ebbe ancora il tempo di vedere che,riprendendo a camminare,gonfiava il petto respirando a pieni polmoni,come un evaso.

Voto: 8

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