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giovedì 19 maggio 2016

Ritratto di un assassino

Ritratto di un assassino, chi era Jack lo Squartatore?




Titolo: Ritratto di un assassino
Autore: Patricia Cornwell
Anno: 2002
Pagine: 389
Trama: Patricia Cornwell, da sempre interessata al caso di Jack lo Squartatore, il serial killer che nel 1888 uccise brutalmente cinque donne nella nebbia della Londra vittoriana, ricostruisce la morbosa psicologia di una mente criminale e dà nome e volto al colpevole. Sarebbe il pittore impressionista Walter Sickert, inesorabilmente riportato in vita per rispondere dei suoi crimini,prova dopo prova. Il libro è la storia di un'indagine durata anni, che si legge come un romanzo.
Recensione: Il ritratto di quello che, secondo l’autrice, sarebbe stato Jack lo Squartatore: il pittore inglese Walter Sickert, famoso per aver dipinto quadri di donne nude in presenza di uomini vestiti. Il libro si fa leggere, è carino, ben scritto, anche se ci sono alcuni punti un po’ lenti. Sinceramente la Cornwell non mi ha convinto circa la colpevolezza di Sickert, le sue teorie non mi sembrano fondate su solide basi, ma molto astratte, okay, c’è la possibilità che il pittore fosse l’assassino, ma si può esserne davvero così sicuri? Sicuramente quest’uomo aveva dei problemi, ma da qui a identificarlo con lo Squartatore mi sembra un po’ avventato. Restano comunque delle dettagliate descrizioni su come si affrontava un caso d’omicidio a Londra a fine Ottocento e soprattutto sul panico che assalì la città quando Jack, chiunque fosse, iniziò a colpire. Un racconto da leggere per chiunque sia un appassionato di serial killer nella storia.


Voto: 7 e 1/2

lunedì 18 aprile 2016

Eulalia

Eulalia di Allan Poe


Eulalia è una delle poche poesie di Allan Poe in cui la donna non è morta.  Il protagonista è un uomo solitario che finalmente incontra la felicità nella giovane Eulalia, che diventerà la sua sposa. Nel nome è presente la lettera L, dal poeta considerata la più adatta ai nomi femminili. Nella poesia è presente Astarte, stella luminosa, richiamo a Venere, dea dell’amore e della bellezza. L’aspetto fisico di Eulalia è ampiamente lodato, ma viene descritto con archetipi tipici di questo tipo di poesie come i capelli d’oro o gli occhi lucenti. Il narratore è certo che ora che la conosce non conoscerà più dolore o dubbio.

Dimorai solitario
in un mondo di pianto
e la mia anima era stagnante acqua,
finchè Eulalia gentile e bella divenne la mia sposa in rossore
finchè Eulalia dai capelli d'oro divenne la mia sposa in sorriso.

Ah, meno assai lucenti
le stelle notturne
che gli occhi della raggiante ragazza!
e mai un fiocco
che la bruma forma
con tinte porpuree e perlate di luna
possono col più negletto ricciolo della modesta Eulalia
possono col più umile e incondito ricciolo di Eulalia occhi lucenti aver paragone.

Or Dubbio or Pena
mai più ritornano,
perchè la sua anima mi rende sospiro per sospiro,
e lungo il giorno
splende luminosa e forte
Astarte in cielo,
mentre la cara Eulalia a lei volge e rivolge il suo occhio di matrona
mentre lei alla giovine Eulalia volge il suo occhio viola.

giovedì 14 aprile 2016

Ad una passante

Ad una passante di Charles Baudelaire



Altra poesia dedicata al tema della donna vista per strada, amata per un solo istante, senza avere il coraggio di dichiararsi. Ad una passante compare per la prima volta nel 1855 ne I fiori del male di Baudelaire ed esprime proprio il sentimento dell’amore a prima vista. In una strada affollata l’autore vede una donna alta e snella, in lutto e provocante,  ma il tempo di un secondo e subito la visione svanisce e Baudelaire si chiede se mai la rivedrà.

La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l’orlo della gonna
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l’uragano.
Un lampo, poi la notte! – Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m’ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell’eternità?
Altrove, assai lontano di quì! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, né tu sai dove io vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!

giovedì 24 marzo 2016

Effi Briest

Effie Briest, figlia dell'aria



Titolo: Effi Briest

Autore: Theodor Fontane

Anno: 1895

Pagine: 270

Trama: Pubblicato nel 1895, «Effi Briest» è unanimemente ritenuto il capolavoro di Theodor Fontane e uno dei grandi romanzi europei sull'adulterio come «Madame Bovary» e «Anna Karenina». In queste pagine si racconta la vicenda di una fanciulla, Effi Briest appunto, che sposa giovanissima un antico spasimante della madre, salvo poi tradirlo più per noia che per passione. L'amore clandestino ha vita breve ed Effi ritorna a essere una sposa devota e fedele. Ma il destino è in agguato, e dopo anni di serena vita coniugale il marito scopre l'antico adulterio. Nei tragici sviluppi della vicenda a Effi, innocentemente colpevole, rimarrà solo l'affetto del padre cui aggrapparsi. Narrato con tocco delicato e profonda compassione umana, «Effi Briest» è il ritratto di un'indimenticabile figura di donna, ma anche una lucida quanto spietata denuncia dell'inesorabilità e della crudeltà delle leggi della cosiddetta "buona società".
"L'uomo naturale," spiega Fontane, "vuole vivere, non vuole essere devoto, o casto, o morale, tutti tratti artificiali il cui valore, poiché manca l'autenticità e la naturalezza, è sempre dubbio. Tale elemento naturale mi affascina da molto tempo, è l'unica cosa cui attribuisco importanza, l'unica che mi attira, ed è forse questo il motivo per cui i miei personaggi femminili sono tutti un po' disturbati. Proprio per questo mi sono cari; mi innamoro non delle loro virtù ma della loro umanità, detto altrimenti, delle loro debolezze e dei loro peccati." Il destino di Effi, la "figlia dell'aria", che ancora giovanissima viene data in moglie al prefetto von Innstetten, sarà segnato, infatti, proprio dal conflitto tra i suoi contraddittori impulsi interiori, la sua aspirazione a una vita di "tenerezza e amore", a un futuro "bello e poetico", e una realtà che invece impone all'individuo rigorosi confini.
Nel centenario della nascita, Thomas Mann rende omaggio a Fontane celebrando il suo capolavoro, «Effi Briest»: "Non si usa dire che nessuna costruzione prodotta dalla mano dell'uomo può essere perfetta? E invece, per quanto si possa essere propensi a esortare gli uomini alla modestia, l'affermazione è sbagliata, la cosa perfetta esiste: sognando l'uomo che è artista ogni tanto la produce. Sono casi, come si è detto, fortunati e rarissimi; perché accada si rende necessario un'incredibile benevolenza e grazia delle circostanze, fin le più sottili: ma se tutto torna, ecco che la cosa si forma, e il cristallo risulta puro. Fontane ha potuto godere nella sua vecchiaia la felicità e la malinconia di questa combinazione, la quale porta alla luce qualcosa di assoluto e di sommo”. 

Recensione: Una storia che strazia il cuore. Protagonista è Effi, figlia dell’aria, una donna assolutamente normale, con nessuna caratteristica particolare, che va in sposa a Von Innstetten, che tempo prima era stato lo spasimante di sua madre. Una storia banale. Banale come il tradimento di Effi che ha una relazione con un uomo vecchio e assolutamente insignificante, di cui in realtà non le importa nulla. Banale come il modo in cui l’adulterio viene scoperto, molto tempo dopo la sua fine, in un modo assolutamente casuale, ma il marito decide comunque di agire perché nonostante sia un buon’uomo è incapace di amare e di guardare oltre l’onore. Banale come la fine di questo romanzo, tragica ma senza pathos. Nessuna scelta volontaria da parte di Effi, a differenza delle sue simili Emma Bovary e Anna Karenina. Effi non reagisce mai veramente, è un personaggio triste fin dall’inizio, un personaggio senza via di scampo, la sua fine è ben chiara fin da principio, fin da quando racconta come in certe culture le adultere vengano bruciate vive con un funerale vichingo. E poi c’è la storia del misterioso cinese, di cui lei ha paura, una leggenda nera che fa presagire un finale cupo anche per la storia principale. Questo è uno di quei romanzi che o piace o non piace, a parer mio non conosce via di mezzo, e a me è piaciuto, perché racconta la banalità di una vita umana, una storia incredibilmente reale.

Citazioni:

Sì, sapeva rinunciare, la madre aveva ragione, e in quella capacità di rinuncia c'era un certa mancanza di pretese, ma se in via eccezionale voleva davvero qualcosa, doveva essere sempre una cosa assolutamente straordinaria. E su questo punto era esigente

Non essere tanto sfrenata, Effi, tanto passionale.

Prima vedi di tornar sana, Effi, completamente sana; poi si troverà anche la felicità. Non quella vecchia, ma una nuova. Grazie a Dio, i generi di felicità sono tanti; vedrai che qualcosa si troverà anche per te.

Voto: 10

lunedì 29 febbraio 2016

Il verme conquistatore

Il verme conquistatore, la fragilità umana




Poesia di Edgar Allan Poe che mette in evidenza la tragica condizione dell’essere umano, attore di una tragedia che ha una sola possibile fine: la morte. Spettatori di questa tragedia sono niente meno che gli angeli, figure ricorrenti nelle opere di Poe, che qui assistono alle vite umane come se fossero a teatro e non possono fare a meno di piangere davanti alla miseria umana. Insieme all’uomo sono presenti anche alcune condizioni dell’animo, come Affanno, Peccato e Pazzia, destinate ad avere un proprio ruolo nella tragedia. Il vero protagonista però, l’unico eroe, è il Verme Conquistatore destinato a essere l’unico sopravvissuto in un panorama di morti. Infine sul teatro cala un sipario simile a un velo funebre. La poesia si trova all’interno del racconto Ligeia, in cui la donna si trova in disaccordo con la poesia sostenendo che si possa resistere alla porte con la forza di volontà.