lunedì 14 dicembre 2015

Le origini di Babbo Natale

Babbo Natale: le origini di un mito

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La figura di Babbo Natale è indissolubilmente legata al Natale. Ma qual è l’origine di quell’uomo che ogni 24 dicembre intraprende un viaggio per il mondo per portare i doni a tutti i bambini?

La teoria più diffusa lo vede come erede di San Nicola, vescovo di Myra del IV, che trovò e riportò in vita cinque bambini uccisi da un oste, per questo sarebbe il Protettore dei bambini. Il nome Santa Claus deriverebbe proprio dal suo nome olandese Sinterklaas.


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Babbo Natale potrebbe però anche discendere dal dio nordico Odino. Una leggenda narra che proprio nel mese di dicembre il dio organizzasse, insieme alle altre divinità, una battuta di caccia, durante la quale, se un bambino avesse lasciato dei dolci per il suo cavallo, lui l’avrebbe ricompensato con dei doni.

Inoltre la somiglianza fisica tra Odino e Babbo Natale è rilevante, entrambi anziani e con la barba.



Secondo un’altra tradizione un sant’uomo imprigionò un demone e gli fece promettere, in cambio della libertà, che avrebbe portato di casa in casa dei doni ai bambini. In altri racconti il demone convertito si circonda di elfi e gnomi affinché lo aiutino nel suo compito.

Nel folclore irlandese esistono invece ben 13 Babbo Natale. In realtà sarebbero 13 folletti che consegnerebbero un regalo al giorno partendo da due settimane prima del Natale. Questi folletti però sono anche molto dispettosi tanto da punire i bambini cattivi dando loro patate invece dei doni.

giovedì 10 dicembre 2015

Doppio sogno

Doppio sogno, quando i sogni diventano realtà




Titolo: Doppio Sogno

Autore: Arthur Schnitzler

Anno: 1926

Pagine: 76

Trama: Un ballo in maschera, due misteriose figure in domino rosso, uno straniero insolente, qualche parola incomprensibile e allusiva: queste apparizioni gettano, una sera, «un’ombra di avventura, di libertà e di pericolo» nella vita di un medico e di sua moglie, giovani, belli e chiusi in un’ovattata felicità domestica. Da quel momento essi entrano, senza saperlo, in un intreccio speculare di peripezie notturne tanto inverosimili da sembrare oniriche e di sogni tanto invadenti da sembrare fatti reali: e, per tutti e due, i desideri segreti occuperanno la scena, per una notte, con una violenza e una fascinazione tali che li trascineranno inermi con sé, tra la voluttà e l’angoscia. Come in un film di von Stroheim, dalla Vienna borghese e tranquilla emergono inquietanti personaggi, le maschere dilagano, si aprono porte segrete, si svelano esseri equivoci, incombono giudici oscuri e feroci. Alla fine, un fascio di fredda luce clinica illuminerà il corpo bianco ed esanime di una sconosciuta, e in essa il protagonista riconoscerà «il cadavere pallido della notte passata, destinato irrevocabilmente alla decomposizione». Non senza, però, aver anche irrevocabilmente mutato la vita del giovane medico e della sua compagna.
Insieme al Ritorno di Casanova e alla Signorina Else, il Doppio sogno (1926), racconto chiaroveggente e immerso in un incanto surreale, è una delle riuscite supreme di Schnitzler, ormai sempre più spesso riconosciuto, in questi ultimi anni, come uno dei grandi narratori psicologici della letteratura moderna, per il sorprendente spessore e la temibile lucidità delle sue storie, che sembrano aver dato fin dall’inizio per sottintese le scoperte della psicoanalisi.

Recensione: La realtà che si confonde con il sogno. Albertine e Fridolin sono una coppia sposata, ognuno con i propri desideri nascosti e le proprie paure. E basterà ben poco, il racconto di un sogno fatto dalla donna, a farli cadere in un abisso. Fridolin si troverà così a vivere una notte priva di ogni senso. La figlia di un suo paziente tenterà di sedurlo, una prostituta di adescarlo e poi la donna mascherata, priva d’età, del ballo che addirittura si sacrificherà per poterlo salvare. La folle notte di Fridolin finirà così con molti dubbi destinati a non dissolversi. Un romanzo psicanalitico, scritto negli stessi anni in cui le teorie di Freud avevano grande risonanza. Un romanzo sul sogno e su ciò che esso può rappresentare. E la domanda su chi sia in realtà la donna mascherata che muore per lui? Una realizzazione del suo sogno più grande: una donna che muoia per lui? Bellissima storia. Da questa storia è stato tratto il film Eyes wide shut che prima o poi ho il desiderio di vedere.

 

Citazioni:

“Che dobbiamo fare, Albertine?”
Lei sorrise, e dopo una breve esitazione rispose: “Ringraziare il destino, credo, di essere riusciti incolumi da tutte le nostre avventure... da quelle vere e da quelle sognate.”
“Ne sei proprio sicura?” chiese Fridolin.
“Tanto sicura da presentire che la realtà di una notte, e anzi neppure quella di un'intera vita umana, non significano, al tempo stesso, anche la loro più profonda verità”.
“E nessun sogno” disse egli con un leggero sospiro “è interamente sogno”.
Albertine prese la testa del marito fra le mani e l'attirò affettuosamente a sé. “Ma ora ci siamo svegliati...” disse “e per lungo tempo”.
Per sempre, voleva aggiungere Fridolin, ma prima ancora che pronunciasse quelle parole lei gli pose un dito sulle labbra e sussurrò come fra sé: “Non si può ipotecare il futuro”

Tuttavia dalla leggera conversazione sulle futili avventure della notte scorsa finirono col passare a un discorso più serio su quei desideri nascosti, appena presentiti, che possono originare torbidi e pericolosi vortici anche nell'anima più limpida e pura, e parlarono di quelle regioni segrete che ora li attraevano appena, ma verso cui avrebbe potuto una volta o l'altra spingerli, anche se solo in sogno, l'inafferrabile vento del destino.

Voto: 8

lunedì 7 dicembre 2015

Intervista col vampiro

Intervista col vampiro, vita di un vampiro






Titolo: Intervista col vampiro

Autore: Anne Rice

Anno: 1976

Pagine: 364

Trama: Romanzo horror, romanzo gotico, romanzo storico e filosofico, "Intervista col vampiro" ha segnato l'inizio di una delle saghe narrative di maggior successo mondiale degli ultimi anni. Con il suo capolavoro, Anne Rice ha ricreato il mito notturno del vampiro, trasformandolo in una figura oscuramente luminosa capace di incarnare, e di raccontare, i mali, le paure, le angosce di noi contemporanei.
Da questo romanzo è stato tratto l'omonimo film, diretto da Neil Jordan e interpretato da Tom Cruise, Brad Pitt e Antonio Banderas.

Recensione: Primo volume delle Cronache dei vampiri, incentrato sul personaggio di Louis, vampiro ultra centenario, che racconta al giovane Daniel, giornalista ambizioso, la sua storia, prima mortale tormentato dalla morte dell’amato fratello, in seguito vampiro legato da un sentimento di odio- amore al suo creatore Lestat. Il vampiro di Anne Rice è un vampiro umano eppure spaventoso, un vampiro che ha le nostre paure e i nostri sentimenti, ma che è capace di azioni spaventose. Louis, prototipo del poeta romantico, un po’ noioso, si troverà inghiottito in un vortice in cui gli sarà difficile non farsi trascinare. Indimenticabile Lestat, vero protagonista delle Cronache dei vampiri, personaggio ambiguo, il cui potenziale però in questo romanzo rimane in parte inespresso. Molto triste invece è Claudia, bambina trasformata in vampira, essere contro natura, innamorata di Louis e rabbiosa con il mondo perché lei non potrà mai diventare donna. Infine Armand, a capo del Teatro dei Vampiri, eterno adolescente, insoddisfatto e malinconico. Un bel romanzo horror, con vampiri veramente degni di tale nome.

Citazioni:

Il vampiro era perfettamente candido e levigato, come scolpito nell'avorio, e il suo viso appariva esanime come una statua, a eccezione di quegli occhi verdi, ardenti come fiamme in un teschio, che scrutavano intensamente il ragazzo. Ma poi il vampiro sorrise con un velo di malinconia e la liscia massa bianca del suo volto si mosse ridisegnandosi con i tratti infinitamente flessibili e essenziali di un cartone animato.

Un monumento non ti dice che questo o quell'altro uomo è passato di lì, ma che ciò che ha provato in un punto del tempo e dello spazio continua.

Voto: 8

giovedì 3 dicembre 2015

Chéri

Chéri, un amore impossibile



Titolo: Chéri

Autore: Colette

Anno: 1920

Pagine: 196

Trama: Con la protervia della bellezza giovane, Chéri, ragazzo «coi capelli dai riflessi blu come le penne dei merli», irrompe nella vita di Léa, donna leggera e sapiente – ma nel triangolo amoroso apparirà il rivale più temibile: il Tempo, corruttore di corpi. L’autunnale opulenza di lei e l’acerbo smalto di lui vengono spiati, attimo dopo attimo, da un occhio a cui nulla sfugge, talché la vicenda, scandita dalle scene di una magistrale commedia demi-mondaine, diventa la cronaca della catastrofe di Léa, dove il sentimento è delicatamente avvolto nella fisiologia e brama di sprofondare «in quell’abisso da cui l’amore risale pallido, taciturno e pieno del rimpianto della morte». Quanto a Chéri, giunto all’acme della sua esistenza di ‘bello’ dinanzi a cui le donne si inchinano, percepisce una vaga inquietudine: «Non distingueva i punti precisi in cui il tempo, con tocchi impercettibili, segna su un bel viso l’ora della perfezione e poi quella di una bellezza più evidente, che annuncia già la maestà di un declino». E quel declino maestoso vivremo nella Fine di Chéri, dove la punta avvelenata della storia del giovane emerge con fredda chiarezza dalla prosa avvolgente, atmosferica, precisa di Colette.
 
Recensione: Chéri, giovanotto odioso e sicuro della propria bellezza, vezzeggiato da tutte le donne, e Léa, amica della madre di Chéri, cocotte che ormai si avvia lungo il viale del tramonto, legati tra di loro da un amore morboso e drammatico, un’unione destinata a concludersi. Nella prima versione Colette aveva deciso di descrivere uno Chéri brutto e claudicante e una Léa per nulla affascinante, in seguito cambiò idea e creò queste due bellissime figure. Capriccioso e sadico lui, alla ricerca di una madre più che di una compagna, conscia del proprio declino lei. Una relazione che dura da sette anni ormai, fino a quando Chéri annuncerà, in modo brutale, all’amante che sta per sposare una propria coetanea e Léa deciderà di partire, di andarsene per dimenticarlo. Ma nessuno dei due riuscirà a seppellire per davvero il ricordo dell’altro. Succede ben poco in questo breve romanzo, è soprattutto la storia di due amanti che non riescono ad allontanarsi nonostante il tempo e la spietata società siano contro di loro. La storia di questo amore è in realtà ispirato a quello che l’autrice (rappresentata nella fotografia qua affianco) provò per il proprio figliastro. Critica di un mondo in cui in realtà l’amore non conta assolutamente nulla. Il finale è crudele ma inevitabile.

Citazioni:

Per la prima volta nella sua vita, aspettava invano quanto non le era mai mancato: la fiducia, l'abbandono, le confessioni, la sincerità, l'espansione indiscreta di un giovane amante, quelle ore di notti intere durante le quali la gratitudine quasi filiale di un adolescente, si esprime senza pudori, in lacrime, in confidenze, rancori, nel caldo seno di una matura e sicura amica.
<Li ho posseduti tutti>, pensava Léa, ostinata, <ho sempre saputo quanto valevano, che cosa pensavano e volevano. E questo marmocchio...questo marmocchio...sarebbe il colmo!>.
Finalmente robusto, fiero dei suoi diciannove anni, allegro a tavole, impaziente a letto, Chéri non abbandonava di se stesso se non se stesso, e restava misterioso come una cortigiana. Tenero? Sincero, se la tenerezza può trapelare dal gemito involontario, da un gesto delle braccia. Ma la "cattiveria" ritornava con la parola e con l'attenzione a sfuggire. Quante volte, all'alba, stringendo tra le braccia l'amante soddisfatto, tranquillo, l'occhio socchiuso con uno sguardo, una bocca dove la vita riaffiorava come se, ogni mattina, ogni amplesso lo ricreasse più bello del giorno prima, quante volte, posseduta lei stessa, in quell'ora, dal desiderio di conquista e dalla voluttà della confessione, aveva appoggiato la fronte contro quella di Chéri:
<Dimmi...parla...dimmi...>.
Ma la bella bocca arcuata non esalava alcuna confessione, nè altre parole se non sussurri imbronciati o esaltati, con quel nome di <Nounoune> datole quando era un bambino e che ancor ora gridava dall'abisso del piacere, come un grido di soccorso.

Nello specchio ovale una vecchia ansante ripeté il suo gesto,e Léa si chiese che cosa potesse avere in comune con quella vecchia pazza.
Chéri riprese a camminare verso la strada,aprì il cancello e uscì.
Sul marciapiede abbottonò il cappotto per nascondere la camicia sgualcita. Léa lasciò ricadere la tenda.Ma ebbe ancora il tempo di scorgere Chéri che alzava il capo verso il cielo primaverile,verso i castagni carichi di fiori,ebbe ancora il tempo di vedere che,riprendendo a camminare,gonfiava il petto respirando a pieni polmoni,come un evaso.

Voto: 8